Imposte comunali IMU – TASI

Area dedicata interamente alle imposte comunali IMU e TASI, che diversamente dalla TARI (l’altra tassa che compone l’Imposta comunale unica e per la quale l’ordine di pagamento giunge direttamente dal comune), vanno calcolate autonomamente dallo stesso contribuente.

RAVVEDIMENTO OPEROSO

L’art. 13, comma 1-bis, del Dlgs. 472/1997 stabilisce che la possibilità di effettuare il ravvedimento anche entro due anni dalla violazione (lettera b-bis) oppure oltre i due anni dalla violazione stessa (lettera b-ter), concerne esclusivamente i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate.

Pertanto, per i tributi locali, quali l’IMU e la TASI, rimane soltanto la possibilità di effettuare il ravvedimento entro l’anno dalla violazione. Le caratteristiche del ravvedimento operoso di seguito riportate fanno riferimento ai soli tributi locali (comunali) e non anche ai tributi gestiti dall’Agenzia delle entrate che prevedono modalità ulteriori rispetto ai tributi locali.

Per chi, per vari motivi, non ha potuto pagare le rate dell’IMU o TASI, è possibile ovviare a tale ritardo utilizzando l’istituto giuridico del Ravvedimento operoso.

Il Ravvedimento operoso consente al contribuente di pagare l’imposta dovuta con una piccola sanzione, ridotta rispetto alla sanzione normale. A seconda del ritardo il contribuente potrà pagare sanzioni ridotte ed interessi sulla base del numero di giorni di ritardo.
Il ravvedimento operoso è disciplinato dall’Articolo 13 del Dlgs. 472/1997.

Il ravvedimento operoso è utilizzabile solo se la violazione non sia stata già contestata e comunque non siano iniziate attività amministrative di accertamento delle quali il contribuente abbia avuto formale informativa.

In caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi vanno versati sommandoli all’imposta e quindi utilizzando lo stesso codice tributo.

Per i tributi locali sono previste quattro tipologie di ravvedimento:

  1. Ravvedimento sprint:

    prevede la possibilità di sanare la propria situazione versando l’imposta dovuta entro 14 giorni dalla scadenza con una sanzione dello 0,1% giornaliero (in precedenza era 0,2%) del valore dell’imposta più interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;

  2. Ravvedimento breve:

    applicabile dal 15° al 30° giorno di ritardo, prevede una sanzione fissa del 1,5% (in precedenza era 3%) dell’importo da versare più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;

  3. Ravvedimento intermedio:

    è applicabile dopo il 30° giorno di ritardo fino al 90° giorno, e prevede una sanzione fissa del 1,67% (in precedenza era 3,33% – sanzione minima ridotta ad 1/9) dell’importo da versare più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;

  4. Ravvedimento lungo:

    è applicabile dopo il 90° giorno di ritardo, ma comunque entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione. In mancanza di Dichiarazione IMU, nei casi in cui non c’è nuova dichiarazione (*), la data di riferimento è quella della scadenza del versamento.
    Prevede una sanzione fissa del 3,75% dell’importo da versare più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale.

(*) La Dichiarazione IMU in generale è presentata in caso di variazioni e ha effetti anche per gli anni successivi. In alcuni casi può essere richiesta la dichiarazione annuale.

Quindi per la scadenza dell’acconto (16 giugno) è possibile usufruire del Ravvedimento operoso fino al 30 giugno dell’anno successivo mentre per il saldo è possibile usufruire del ravvedimento fino al 16 dicembre dell’anno successivo. Alcuni comuni per regolamento permettono comunque il ravvedimento entro il 31 Dicembre dell’anno successivo alla scadenza.

Dopo il termine previsto dal Ravvedimento operoso si applica la sanzione del 30% dell’imposta e il contribuente non può più utilizzare il ravvedimento operoso. In tal caso per regolarizzare la propria situazione è necessario rivolgersi all’Ufficio Tributi del proprio comune.

N.B. Il ravvedimento operoso prevede la possibilità di ulteriore ravvedimento fino a due e cinque anni (cosiddetto “ravvedimento lunghissimo”) solo per i tributi gestiti dall’Agenzia delle entrate e non per i tributi locali come IMU e TASI.